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Economia di scala ed economia di scopo?

Con la globalizzazione, il capitalismo si è espresso e si esprime sempre di più attraverso l’economia di scala.

La maggior produzione della quantità di un bene consente alle aziende di abbassare il costo e di diventare più competitiva. Grazie alla crescita della dimensione del mercato, l’economia di scala consente alle aziende di essere più redditizie.

Le aziende in questo modo diventano però sempre più export-dipendenti.  Proprio questo è il limite dell’economia di scala e quindi le aziende per sopravvivere saranno obbligate a innovare in modo diverso. Ma come?

Dovranno pensare a ri-localizzare parte dell’economia attorno a un nuovo scopo, la cui realizzazione, e l’innovazione dell’azienda stessa, non può che passare attraverso la condivisone dei diversi saperi tra le aziende stesse e tra altri portatori di saperi, con un approccio di società aperta.

Ragionare in termini di economia di scopo, significa ri-localizzare al centro la persona, in quanto ciò non può essere realizzato se non attraverso relazioni umane orizzontali, specializzate e focalizzate nella realizzazione di un nuovo scopo, di un valore comune.

Ragionare in termini di economia di scopo, significa ri-localizzare al centro la persona

Nell’economia di scopo, in cui le persone si aggregano per produrre valore senza nessuna mediazione o limite imposta dall’economia di scala, i progetti hanno come obiettivo una produzione su piccola scala.

La sopravvivenza dell’economia di scala non può che passare attraverso un’economia di scopo:  diversificarsi attraverso un economia di scala dei saperi.

Ciò comporta uno sviluppo di micro-imprese, a produzione locale e sostenibile, la cui esistenza è fondamentale per l’esistenza della globalizzazione stessa.

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