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Finanza alternativa per le Pmi, nuovi strumenti per fare squadra

Articolo di Angelo Lazzari Pubblicato su Economymag.it

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Il futuro della nostra imprenditoria è tutto nella crescita delle piccole e medie imprese eccellenti, almeno 22 mila in tutta l’Italia, che devono finalmente trovare le risorse finanziarie per crescere. E oggi alcuni nuovi modi per riuscirci ci sono.

 

Finanza alternativa? Alternativa a cosa? Se è alternativa, in quanto affianca l’attività bancaria di sostegno alla economia reale, alle imprese, alla produzione vera e tangibile, allora è benvenuta. Tuttavia, troppo spesso, per “finanza alternativa” si intendono operazioni di “finanza per la finanza”, oppure operazioni che, avendo come obiettivo un profitto immediato di breve termine, de facto “distuggono ricchezza”. Se la finanza per la finanza è soltanto trasferire i soldi da un soggetto a un altro, l’inevitabile conclusione è un circolo vizioso che porta alla diminuzione di ricchezza iniziale.
Se per “finanza alternativa”, invece, intendiamo investimenti per lo sviluppo delle imprese, allora chiamiamola con il nome che si merita: chiamiamola finanza reale.
In Italia la finanza reale, è solo il 15% del totale, contro il 40% della media europea, e il 70% in America. Quale è il motivo? La dimensione delle imprese. Solo imprese medio grandi riescono ad avere accesso direttamente al mercato dei capitali, per cui l’Italia, il cui tessuto economico è composta da medio piccole imprese, resta esclusa. Ma si può fare, si deve fare. Si deve accedere direttamente al mercato dei capitali.
Il grosso limite allo sviluppo delle Pmi è la mancanza del finanziamento per la crescita. Le Pmi italiane definite di eccellenza, (con un numero di addetti compreso fra 50 e 249) sono ben 22.000, sparse su buona parte del territorio nazionale. La domanda di capitali di questi soggetti eccellenti non viene quasi mai soddisfatta, poiché le banche di investimento tradizionali hanno un processo organizzativo e di gestione del rischio troppo dispendioso, motivo per cui rinunciano a servire le Pmi, che tipicamente cercano finanziamenti di dimensioni limitate, in un ordine di grandezza che va dai 10 a 50 ml.
Negli ultimi anni nel nostro Paese si è abbozzato il cosiddetto smart investment banking, pensato proprio per le Pmi. Al vertice di questo segmento vi sono i Nomad, intermediari finanziari vigilati, assurti a celebrità grazie al boom dell’Aim, il mercato borsistico per le piccole e medie imprese. I Nomad si suddividono a loro volta in:
·      9 soggetti di emanazione dei grandi gruppi bancari generalisti
·      9 soggetti indipendenti specializzati
·      3 filiali di intermediari esteri

In questo segmento tuttavia, non solo non dobbiamo dimenticare, ma dobbiamo includere soprattutto i molti studi professionali: dai grandi studi legali internazionali, alle società di advisory specializzate, fino ai micro-studi professionali locali. Questi ultimi sono una categoria molto importante, in quanto sono elemento di fiducia dell’imprenditore: la loro utilità non è solo professionale, ma soprattutto “culturale” di accompagnamento dell’imprenditore (segnatamente dell’imprenditore medio piccolo) nel grande mondo dei capitali.

Proprio mentre scrivo questo articolo, il governo, con il decreto Cura Italia, sta predisponendo norme ad hoc per agevolare le Pmi nella emissione di strumenti finanziari per raccogliere capitali: strumenti di finanza reale. Ricordiamo i principali:
·       credito di imposta del 20% per gli aumenti di capitale fino a un massimo di 400.000 euro
·       un potenziamento del fondo smart&start di Invitalia
·       norme meno stringenti del fondo di garanzia per le Pmi a favore dei Confidi che prevede una riassicurazione del 90%
·       per le imprese tra i 10 e 50 milioni di fatturato, un aiuto pubblico attraverso la sottoscrizione da parte del fondo Pni di Invitalia di titoli di debito emessi dalle stesse
·       per le imprese sopra i 50 milioni di fatturato la Cassa depositi e prestiti potrà entrare nel capitale, sottoscrivere prestiti obbligazionari, o acquisto di azioni se quotate.

Si tratta di incentivi importanti, ma di emergenza.  Lo Stato Italiano non può sostituirsi al mercato dei capitali, sia perché non può permetterselo – considerato anche il rating BBB dei nostri Btp –  sia perché, anche se fosse possibile, le potenzialità dello Stato sono comunque una piccola goccia nel mare del mercato dei capitali. Le imprese devono guardare oltre l’emergenza e affacciarsi al mercato dei capitali in modo aperto e strutturale, se vogliono crescere nel medio e lungo periodo. Il rischio concreto è che non appena finirà l’effetto della “droga delle agevolazioni da emergenza”, il nanismo delle Pmi italiane non permetta più di affrontare le sfide reali dei propri mercati di appartenenza.

Come possono dunque le PMI Italiane arrivare al mercato dei capitali? Come poter far comprare i loro bond e minibond agli intermediari? Soprattutto come poter accedere al mercato del risparmio degli italiani, che è il quinto al mondo?
La soluzione che con i miei collaboratori e partner ho individuato e proposto sul mercato è la fintech FinancialDelivery, una piattaforma che “dis-intermedia” e facilita la connessione tra i risparmiatori e le emissioni delle Pmi, consentendo ai privati che investono di poter cogliere le fantastiche opportunità offerte dal debito di queste piccole società, che magari conoscono molto bene, perché ci lavorano o perché hanno rapporti diretti con l’imprenditore.

FinancialDelivery rappresenta l’anello mancante nel circolo virtuoso della Finanza Reale: il risparmio investito nelle migliori Pmi porta alla generazione di ulteriore ricchezza, che aumenta ancora il risparmio. Facciamo squadra, Italia: i soldi degli italiani per le Pmi italiane, e non soltanto per le grandi Big o Mega Cap estere, spesso esse stesse predatori che comprano le nostre migliori Pmi a prezzi di saldo, usando proprio i nostri soldi. L’Italia per l’Italia. possiamo farcela anche da soli, ma facendo sistema in processo di reciproca fiducia.

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