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Intermediazione disintermediante

Le piattaforme digitali, da Amazon a Facebook a Twitter, sono spazi in cui le persone vivono, interagiscono, diversamente dai tradizionali strumenti di comunicazione come giornali e tv. Vivere, abitare queste piattaforme significa movimento e interazione tra gli abitanti, e quindi intermediazione. Diversamente da quello che con la tv o giornali, queste piattaforme non sono solamente veicolo di informazioni, ma danno anche la possibilità di creare nuova informazione. Gli abitanti di questi spazi si intermediano direttamente e quindi diventano essi stessi attori della disintermediazione.

Ma chi detta le regole di convivenza su queste piattaforme?

Lo spazio digitale è formato da n-piattaforme, che interagiscono tra di loro, e tra di loro interdipendenti. Se si stacca la spina a una piattaforma, anche tante altre piattaforme ne subiscono il blackout. Questa interconnessione è una potente arma per scollegare alcune o per far crescere più velocemente altre. Prendiamo il caso del silenziamento di Trump da parte di Twitter: chi ha diritto di silenziare una persona? da dove nasce il diritto di Twitter? Nasce dal fatto che il contratto tra un utente di Twitter e Twitter è un contratto di natura privata, tra 2 soggetti. Gli effetti, però, non sono solo di natura privatistica, ma anche pubblica. È evidente quindi che le vecchie regole del diritto non sono applicabili in ambito digitale, in quanto esso necessita di una maggiore complessità: gli strumenti attuali non servono a nulla, sono inadeguati. Le attuali regole collegate al concetto di territorialità o quelle di natura privatistica non sono sufficienti in uno spazio connotato da infiniti rapporti di natura privatistica tanto infinitamente interconnessi da diventare di fatto di natura pubblica. Questi necessitano di nuovi paradigmi, il cui il governante è anche suddito, in cui i vigilanti sono anche vigilati.

Allo stesso modo quali cambiamenti sono in atto in ambito finanziario, nel modo del risparmio e dei finanziamenti? Come evolve la figura del risparmiatore, del finanziato e soprattutto delle banche e dei regulator? Fino ad oggi, il sistema finanziario funzionava in questo modo: i risparmiatori, cioè coloro che hanno denaro in più rispetto alle proprie necessità, lo depositano in banca; gli imprenditori, che hanno bisogno di denaro, si rivolgono alla banca per avere finanziamenti. La banca funziona da pivot di intermediazione tra soldi dei risparmiatori e i finanziamenti alle imprese. I regulator (Banca d’Italia, Consob) vigilando sulle banche, garantiscono il buon funzionamento del sistema finanziario (almeno così dovrebbe essere… ma non sempre lo è stato!)

E ora? Ora dove si crea una connessione diretta tra risparmiatore e impresa – vedi piattaforme di crowdfunding, peer to peer, minibond ecc. – esiste un rapporto one to one e quindi un’intermediazione diretta disintermediante. In questo spazio infinito di relazione private chi sono i regulator? Il modello centralizzato attuale non serve più a nulla.

Se affrontiamo la regulation in modo classico, i regulator dovrebbero vigilare su tutte le operazioni finanziarie? Impossibile. Le regole del diritto privato allo stesso modo non funzionano più in quanto si generano azioni di natura pubblica.

Le regole devono essere frutto di continua collaborazione e cooperazione tra le piattaforme.

Il mondo digitale può essere il mondo di governance di Bakunin, di libera organizzazione degli interessi della massa, di noi utenti, di un governo dal basso verso l’alto, esattamente l’opposto di tutti i governi, siano essi liberali, socialisti, democratici, dittatoriali in cui il governo avviene sempre dall’alto verso il basso, e poco cambia se in nome di un Dio, di un sovrano o del popolo.

 

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