Lo Zibaldone

Chi sono?

Lotto per essere uomo libero, cioè padrone di sé nel pensare e nell’agire.

L’uomo non conosce se non facendo. Cogitare et agere.

Avere idee è facile; è la loro attuazione che è difficile. Verba volant, factum manent.

Fai quel che sai, insegui l’improbabile, pensa l’impossibile, e sai quel che fai.

 

 

Mondo Digitale.

Il digitale è un nuovo paradigma, in cui sono cambiate le categorie. E’ un modo nuovo di vedere le cose, e non può essere capito con le vecchie categorie. Le vecchie categorie consumatori e produttori, sono sostituite da una sola categoria, i prosumer : siamo tutti produttori e consumatori, soprattutto di Big Data.

Nel mondo digital , non esiste un luogo, o per lo meno non bisogna pensare con le categorie tradizionali, vanno superate. Lo spazio digitale, è un metaspazio, uno spazio che trascende il concetto di fisico, di natura. E’ un altro universo, come la matematica.

Metadigital sta al mondo digital, come la metafisica sta al mondo reale.

Meta-fisica, meta- (oltre) phisis- (ambiente reale), oltre la natura; Meta-digital,  meta- (oltre) – digital (ambiente digitale), oltre i BIT. Come diceva Aristotele, la metafisica, è la filosofia prima, scienza dei principi, delle cause prime, cosi la metadigital lo è per l’ambiente digitale.

Metadigital è visione, e spesso paradossi.

Il digitale è stata una rivoluzione sociale anarchica, lottiamo perché rimanga tale. La democratizzazione digitale è la distribuzione a tutti .

Il digitale. A chi fa ha paura? All’attuale potere, chi soprattutto gode dei vantaggi dell’asimmetria dell’informazione, che il digitale livella.

Pensare digitale significa pensare alla la meccanica, non applicata ai solidi ma ai fluidi.

L’umanesimo digitale, l’uomo ha come specchio la macchina. La società tecnologia, è la società delle prestazioni, è la società delle maschere. Non ci rivela l’uomo, ma le sue capacità, le sue prestazioni. La tecnologia conserva il passato, ma non è memoria. La rete, è una moviola, ma non è una memoria.

Come l’arte non ripete le cose visibili, ma le rende visibili, il mondo digitale non ripete le cose reali, ma le rende reali. Il mondo digitale non è altro che una continuità e continuazione del mondo reale, ne amplia le modalità di espressione. Siamo contemporaneamente ovunque, accanto alle cose lontane come a quelle vicine. Genera una risonanza che si ripercuote sul mondo della “carne”, sensibile e affettivo. Il mondo digitale avvolge quello reale, lo attraversa, anima altri corpi quanto il mio, come un’onda di risonanza lo fa vibrare. Tra i due mondi c’è interrelazione reciproca, un movimento di mutua anticipazione. In questo delta che il movimento di antecedenza dei due mondi genera, risiedono sia l’io reale che quello digitale, nel unico Io, unica identità.

Il digitale non è solo la tecnologia che modernizza le organizzazioni. È una dimensione culturale che può alimentare sia innovazioni più straordinarie che semplici banalità, entrambe necessarie per una migliore qualità della vita. A seconda di come è interpretato può rende possibile ciò che è impossibile oppure aggiungere complessità. La sua interpretazione prevalente è solo parziale, senza la dimensione culturale, vissuta con paura, e la conseguenza è la digitalizzazione dell’esistente. È come mettere un motore al carro prima trainato dai cavalli invece di pensare al nuovo concetto di automobile.

Il digitale, grazie all’ accesso di informazioni, di servizi, alla sua endogena viralità, è il vero motore del processo della diffusione della democrazia, e ciò porterà a un nuovo paradigma dei diritti della persona, contemporaneamente un soggetto reale in un ambiente digitale e un soggetto digitale in un ambiente reale.

Il mondo digitale, è un mondo a entropia sempre crescente. E come aumenta l’entropia? Dalla connessione dei vari strumenti, quali telefoni, pc, reti . Entropia sempre crescente, disordine sempre crescente? Le categorie di ordine e disordine non ha senso.

Nel mondo digitale c’è Iperinformazione, info no-stop, che impedisce di essere metabolizzate da ognuno di noi e divenire conoscenza. Una società di eccesso di notizie, una società della dis-informazione. C’è uno scollamento tra la realtà e la percezione pubblica della realtà.
Siamo immersi nella disinformazione, senza essere consapevoli, come i pesci, di cui non sanno nulla dell’acqua, in cui nuotano. Bisogna individuare e selezionare le informazioni rilevanti nella galassia delle notizie inutili, che ci distraggono intenzionalmente dalla comprensione della realtà. L’eccesso di notizie è una strategia che ricostruire una realtà, quella percepita, attraverso dibattiti , foto , tweet  che lavorano sulla emotività dei partecipanti al dibattito pubblico social, banalizzando la realtà stessa. Non ci sono ragionamenti ma slogan; si usano poche parole , sempre meno numero di parole . L’iperinformazione è una strategia economico per influenzare l’opinione pubblica. Il mondo digitale, ha cambiato Il nostro modo di interpretare il mondo.

Identità. Anche biologicamente, secondo studi recenti, non siamo dei individui, ma con-dividui, un io in continuo divenire. Nel digitale lo è ancor di più, l’identità, l’Io non è fatto di atomi/nodi ma di relazioni, un co-dividui. In-dividuo, cioè non-divisibile; con-dividuo un insieme di parti divisibili, un insieme di differenze che divengono.

La libertà dei media è inseparabile dalla potenza di disinformazione.

Disinformazione nel mondo digitale avviene attraverso la produzione di un eccesso di informazioni, aumentare informazioni, in poche parole è la barbaria digitale; da barbaros, colui che non parla la stessa lingua, inventare nuovi linguaggi, inventare nuovi nemici.

La cosa più importante per l’uomo moderno non è il piacere, ma l’essere eccitato, Nietzsche. La cosa più importante per l’uomo digitale non è il l’incontro, ma l’essere connesso.

Il mondo digitali produce relazioni multimodali. Relazioni nate online, con cui si passa gradualmente da una relazione testuale, poi a quella audio, a quella video ed infine fisica. O all’opposto, da relazioni nate dal mondo fisico ma che possono essere mantenute e incrementate grazie proprio agli strumenti relazionali online.

Il digitale porterà anche al cambiamento fisico del corpo umano stesso. Comporta a una invasione tecnologica dentro e furi il corpo umano portando anche al superamento del darwinismo. I difetti, le malattie sono corretti non solo post- ma anche pre- con una healthcare predittiva. Le mutazioni genetiche seguono ancora l’evoluzione naturale? La digital-tecnosfera prevale sulla biosfera. Si passa da una selezione della specie a una non-selezione. Quali sono le mutazioni che prenderanno il sopravvento? Ci sarà una degenerazione oppure la generazione di una nuova specie umana? Si passa da una selezione naturale a una selezione digitale, in cui il corpo fisico dell’uomo pedestre perde sempre più utilità a vantaggio di un corpo meta-digitale. Già con l’industrializzazione , con l’avvento delle macchine la fisicità del corpo umano ha perso sempre più l’importanza , e il digitale è un accelerazione di questo processo.

Le innovazioni comportano una evoluzione up-down-up. Una prima fase, entusiastica, si tende a sovrastimare le potenzialità di breve , proiettandole esponenzialmente anche nel medio lungo periodo. La curva evolutiva del digitale nel lungo periodo è si esponenziale, ma solo nella fase finale, invece mei periodi di maturazione è una curva di continui up-down. La tecnologia trova nella fase iniziale un forte interesse per i bassi costi e per l’alto valore potenziale per l’impatto che può produrre. Ma spesso le aspettative nel breve periodo vengono deluse. Dopo la fase di entusiasmo iniziale, nel up-down, ci si accorge che si necessitano di nuovi capitali e soprattutto del lancio di altre start up collaterali. Nuovi capitali e nuove start up sono elementi necessari per il secondo up. La dinamica up-down-up, richiede più tempo è più startup di corollario, in moto armonico esponenziale.

C’è un declino del primato dell’estensione, del primato geografico e pure del tempo cronografico. Le categorie interno e esterno, qui e là, perdono di significato, si va verso una ipercentralità temporale; in cui essere presente non equivale a essere vicino, in cui esser-ci, è indipendente sia dalla distanza che dal tempo cronografico; c’è una prevalenza del Kairos rispetto al Kronos.

L’uomo digitale è uno xenouomo . Se per Le Corbusier fuori è sempre dentro, con il digitale dentro è sempre fuori.

La salute va preservata diminuendo sforzi e fatiche ma si incrementa solo se si accresce l’intensità della vitalità. Le connessioni digitali sono una opportunità.

L’informazione è una differenza che crea una differenza; è conoscenza quell’informazione che riduce le differenze.

Realtà di rete. Ci sono 3 tipi di realtà. Quelle oggettive, tipo la forza di gravità, che esistono indipendentemente dalle nostre credenze o sensazioni. Poi c’è la realtà soggettiva, che dipende dalle mie credenze e sensazioni. Posso avere un mal di testa, e avere gli esami medici perfetti, lo sento il dolore anche se gli esami sono perfetti e secondo il medico non dovrei averlo. Poi la realtà di rete, quando un numero elevato di persone, in rete, in comunicazione hanno la stessa credenza. La realtà di rete, è una realtà completamente nuova, è una realtà intersoggettiva. La capacità di creare rete è la forza più potente sulla terra. Le realtà di rete, sono forti perché la credenza che ne è alla base rende più semplice, più sicura la vita. E’ un semplice un pezzo di carta con dell’inchiostro, condiviso, che mi da la sicurezza di poter abitare una casa, che mi semplifica e consente di comprare del pane. Le realtà di rete si riconoscono, perché non soffrono quando spariscono, finiscono; se l’Euro perde valore, non soffre; se la banca fallisce, non soffre.

Le criptovalute sono e saranno una realtà, realtà di rete. Il loro valore, non è una realtà ne oggettiva ne soggettiva, ma realtà di rete. Il valore, il successo di una criptovaluta, sarà determinato dalla credenza di miglia di persone che la usano, dipenderà dalla capacità creare significato di rete. Esistono, esisteranno e saranno reali all’interno della rete.

Se la rivoluzione industriale ha comportato la fine di un posto di lavoro fisso per tutta la vita, quella digitale sta ponendo fine alla professione per tutta la vita.

La paura della rivoluzione digitale non è solo e tanto di perdere il lavoro ( anzi molti sarebbero anche felici di non lavorare) ma sentirsi inutili, superflui.

Il valore delle aziende digitali dipende , nel medio lungo periodo dipende sicuramente  periodo dai Big Data che raccolgono , più che dai soldi che guadagnano nel breve. Anzi, posso perdere anche soldi, ma fino a quando succhia Big Data vale miliardi.

Il potere si basa sulla collaborazione delle masse, la collaborazione sull’identità delle masse, e l’identità delle masse si fondano su storie fittizie, non su dati scientifici e nemmeno da condizioni economiche. Una volta lo strumento erano le religioni, ora sono le  fake news.

Nel mondo di oggi il problema non è la mancanza di informazioni, ma di un eccesso . Quello che c’è bisogno non sono ulteriori informazioni ma strumenti critici per interpretarle.

Siamo nell’epoca del postumanesimo. Post-, cioè che va oltre, pensare il mondo e l’uomo nel mondo della tecnica; la tecnica è andata talmente avanti che ha superata la scienza. Cambia il modo di pensare l’uomo nel mondo della tecnica. I big data sono tutte le mie informazioni, il mio vissuto, sono l’Io; nel postumanesimo chi è l’Io? L’io sono i  big data.  E chi possiede tutti i miei big-data, cioè passioni perversioni, ecc, mi possiede. Che cosa vorresti cancellare della tua vita? cioè dei tuoi big data.

Il capitalismo del XXI secolo è sopratutto un capitalismo digitale, basta vedere le aziende ai vertici, dove prima c’erano c’erano costruttori d’auto o compagnie petrolifere, oggi ci sono i colossi del web, piattaforme in grado di determinare le scelte dei consumatori. Oggi le norme antitrust non colpiscono la lo loro dominanza ma giusto alcuni abusi. C’è bisogno di un pluralismo 2.0, il problema non riguarda non tanto in sé all’accesso alle piattaforme ( come la par condicio per TV, giornali), ma gli algoritmi che filtrano e analizzano i big data, che governano la domando e l’offerta. Un pluralismo 2.0 , che non faccia sparire la mano invisibile di Adam Smith che in qualche modo garantivano le dinamiche spontanee del mercato.

Con la scusa di offrire protezione, la sicurezza, la cybersecurity sta diventando sorveglianza.

Il sapere oggi non è più  prodotto solo dall’uomo ma anche dalle macchine. Un nuovo sapere, un sapere ibrido.

Gli influencer parlano un italiano basic, discorsi semplici, frasi semplici, ripetono per esteso il nome del soggetto, lo ripete molte volte, non usa i pronomi. È una persona mediocre unita a un fascino immediato e spontaneo,  in modo che nessuno di chi lo segue si possa sentire inferiore.

Nel modo digitale iperconnesso, non si chiede di diventare qualcosa che non è si è già. Si danno ideali altissimi, come essere Superman, in modo che ci sia in lui giusto una proiezione verso quel ideale , mas senza che possa fare delle azioni effettive per raggiungerlo. Si chiede che rimanga quel che è,  aggiungendogli degli oggetti , come  l’ultimo smartphone, l’abbonamento a qualche piattaforma. Gli si da come ideale il Superman in modo che rimanga Everymam.

Innovazione → Bisogno → Successo → Cultura . Ogni innovazione per aver successo deve soddisfare un bisogno, diventa di successo quando la soddisfazione del bisogno viene percepito come bisogno vitale e diventa cultura quando il mondo precedente diventa nostalgia e rimpianto.

Il digitale non distingue tra il segno e il suo senso. Si occupa della gestione della informazione non del suo significato. È regola , comando ordinamento dei dati. È un linguaggio performativo dall’inglese to performer, compiere, eseguire. Il linguaggio che non descrive ma coincide con l’azione stessa.

 

 

 

 

 

 

 

 

IA Intelligenza Artificiale

L’Intelligenza artificiale IA è a servizio della stupidità umana. Se l’IA sono che macchine che sostituiscono l’uomo, allora è banalità umana. IA crea valore, se fa cose che gli uomini non fanno, se crea nuove possibilità e non il sostituire l’uomo in vecchie banalità.

L’Intelligenza Artificiale IA, perché fa Paura? l’IA è come lo schiavo nel periodo romano. Gli schiavi facevano cose che i Romani non volevano fare. La paura dei Romani? La ribellione degli schiavi.

l’Intelligenza artificiale IA è intelligenza stupida, perché non comprende. Ed è questo che ci deve preoccupare. E’ necessario una democratizzazione della IA perché non ci schiavizzi, e non perché è intelligente ma per il suo opposto, perché è stupida.

Il blockchain è il nuovo notaio, sapendo esattamente tutto il percorso che un bene ha fatto.

Scacco matto all’antropocentrismo? L’ego dell’uomo è talmente forte che fatica a concepire il mondo senza essere al centro. Purtroppo, siamo sempre stati smascherati. Con Copernico abbiamo dovuto accettare che la terra non è al centro dell’universo. Con Darwin abbiamo dovuto accettare che non siamo a centro del regno animale. E ora con l’Intelligenza Artificiale IA, non siamo nemmeno più il centro dell’Intelligenza.

L’Intelligenza Artificiale IA, i computer, gli algoritmi, diventeranno sempre più bravi dell’uomo a trovare soluzioni, e sempre maggiori autorità sarà trasferita dall’uomo all’algoritmo, perché la nostra esperienza razionale imparerà ad aver sempre più fiducia dei computer. Si rischia di perdere la capacità di prendere decisioni da soli, di ridurre il nostro libero arbitrio; ad esempio le elezioni democratiche rischieranno di non avere più senso. Dobbiamo confidare nella nostra parte animale, sentimentale, per salvarci dal rischio di perdere la nostra capacità di perdere decisioni.

Artificial Intelligence AI = dati × logica.
Se manca il dato o non c’è logica, non c’è AI
Sensibility Intelligence SI = sensibilità, emozioni, pensieri
Human Intelligence HI = AI + SI
AI = science ( bigdata) + coscience ( Humanbigata)
HI > AI

Gli uomini hanno essenzialmente 2 tipi di abilità: fisiche e cognitive. La rivoluzione industriale ha portato le macchine in competizione con le nostre abilità fisiche. Quella digitale, porta l’intelligenza artificiale in competizione con le nostre capacità cognitive. La meccanizzazione e la relativa perdita dell’importanza della nostre abilità fisiche ha paradossalmente migliorato il corpo, la nostra salute, raddoppiando la lunghezza della vita media. Allo stesso modo anche AI migliorerà le nostre capacita cognitive, indirizzandole verso nuovi orizzonti, sopratutto non legati alla necessità di sopravvivenza e lavorativa. Il miglioramento delle abilità cognitive, sarà necessario perché i nuovi lavori le richiederanno, e solo chi sfrutterà questa opportunità creata dalla AI, potrà trovare impiego nei nuovi lavori , che sono conseguenza dello sviluppo della AI.

AI spesso fa paura perché si confonde intelligenza con coscienza. l’Intelligenza è la capacità di risolvere problemi, la coscienza è la capacità di provare emozioni come paura, gioia… Si tende a confonderle perché nell’uomo sono associate, si risolvono problemi in base a ciò che si sente. I computer li risolvono in modo diverso, non abbiate paura.

AI ci spaventa perché si potrebbe ribellare. Ma AI in realtà è proprio il contrario, è sempre obbediente . Già obbediente a chi? Al suo padrone. Ci si deve preoccupare del suo padrone, del suo programmatore, a cui AI è fedele e obbediente e non corruttibile . Il problema , la paura non è nella AI,  ma nella stupidità umana dei suoi programmatori.

Dal 2017 Stanford ha prodotto un algoritmo che pare sia in grado, analizzando fotografie del volto se una persona è gay o etero. https://osf.io/zn79k/ . un primo passo verso la Emotion Financial Advisor.

Il razzismo è un modello predittivo, biologico, infatti è alimentato da dati raccolti in modo causale, da false correlazioni e inquinato da bias cognitivi di conferma.

Algoretica sta nel programmare gli algoritmi che nella loro analisi, calcoli non tenga solo conto dei numeri ma anche di principi etici.

Parafrasando la dotta ignoranza di Cusano, la AI può essere definita come la dotta stupidità

Ogni tipo di stato, si basa sul principio di autorità, cioè di una intelligenza di tipo superiore , come ad esempio di stampo religioso, a cui gli abitanti obbediscono. Nei nuovi stati, le piattaforme digitali questa intelligenza superiore è l’intelligenza artificiale, a cui gli abitanti utenti obbediscono.

L’Intelligenza Artificiale calcola quella Umana ragiona

 

 

 

 

 

Big Data

I Big Data sono grandi quantità di tipi diversi di dati prodotti da diverse fonti, fra cui persone, macchine e sensori.

I Big Data sono utilizzati per orientare i consumatori i comportamenti. Ma i Big Data possono servire anche per vivere meglio, ad esempio per prevedere malattie, prevedere comportamenti pericolosi, ecc.

I Big Data crescono in modo esponenziale. Negli ultimi 2 anni sono stati prodotti il 90% di tutti i Big Data. Non sono prodotti da pochi, come l’industria o settore finanziario; ma sono prodotti da tutti, è una generazione diffusa e democratica.

I Big Data, come ad esempio, foto, video, audio, non sono dati strutturati, non sono facilmente fruibili e sfruttabili, necessita di una nuova scienza, la cognitive computing.

Il problema, la sfida non è la disponibilità dei Big Data. Ma come sfruttarli e le conseguenze etiche. Una cosa è dire ciò che è, un’altra è dire cosa deve essere. Essere e dover essere. La scienza ci aiuta moltissimo a dirci cosa è, ma è l’etica, la morale che ci dice il dover essere. Una cosa sono i dati, altra cosa i valori. L’evoluzione della scienza migliora continuamente la fruibilità dei Big Data, e con la sue scoperte comporta inevitabilmente un evoluzione del dover essere, quindi l’etica e la morale del mondo digitale, e nel mondo finanziario, l’Human Fintech.

La prossima rivoluzione non è quella digitale, è già avvenuta. La sfida è: che ci facciano di tutti questi dati?

Da sintassi a semantica. I Big Data generano valore cercandone il senso. Le migliori risposte sono quelle che durano più a lungo nel tempo, spesso sono semplici; si distinguono da quelli banali, che durano giusto una fiammata.

I limiti del Bitcoin. E’ una struttura centralizzata, e quindi non democratica, e non inclusiva. Consuma troppa energia, non sostenibile.

Nel manifesto del futurismo del 190 Martinetti: “l’uomo si identificherà inevitabilmente con il motore”. Nel mondo digitale l’uomo è desinato a identificarsi con i bigdata, che lui stesso produce.

Una nuova conoscenza può modificare marginalmente i comportamenti. Lo è nel breve periodo, ma svanisce rapidamente la sua capacità di far presa sulle cose; in quanto tutti ne vengono a conoscenza, e lo sviluppo umano non ne rimane indifferente, reagisce. Paradossalmente più dati raccogliamo, più i computer sono potenti, migliori sono le predizioni, l’uomo reagisce a queste conoscenze e produce reazioni inattese e ingovernabili, non conoscibili a priori e la nuova conoscenza diventa obsoleta.

I Big Data non sono dei semplici dati, ma sono fatti, azioni, eventi. Se i dati sono l’abito di un corpo, i Big Data sono l’agire del corpo, sono dei “pragma-dati”.

Chi possiede i Big Data possiede il futuro! Come chi in passato, controllava la risorsa più importante, la terra possedeva il futuro dei plebei ; cosi chi controlla( -ava)  i mezzi di produzioni possedeva il futuro degli operai.

Se la rivoluzione industriale si basava sulla catena di montaggio , una catena di blocchi meccanici, quella digitale sulla blockchain, una catena dei blocchi di informazione.

Gli algoritmi se male utilizzati: possono produrre discriminazione e essere il razzismo digitale; possono essere il nucleare digitale, un’arma di distruzione di massa; come ogni uomo incorporano pregiudizi e possono essere la condanna a morte digitale di innocenti, rendendo vana la possibilità di appello.

Gli algoritmi posso rilevare relazioni tra scelte, comportamenti, azioni, gusti e aiutare a costruire modelli predittivi.

Nei modelli algoritmici, essendo delle semplificazioni gli errori sono sempre presenti. Proxy Data, sono dei dati che vengono utilizzati negli algoritmi per mancanza di alcuni dati, sono approssimativi, indiretti, stimati.

I processi basati sui Big Data codificano il passato. Non inventano il futuro , per il quale occorre la percezione che solo l’uomo possiede.

Gli algoritmi producono cifre ma non decifrano.

L’uomo è un non dato, è un dato ma sopratutto un non dato, un non compiuto

L’uomo è sempre più dato, sempre più Big Data, ma l’uomo è anche il non dato, i non ancora Big Data; è l’incompiuto che deve essere ancora, è il non Big Data non ancora generato

 

 

 

 

 

Fintech Distribuzione

Il fintech è e-banking. Il fintech, è decostruzione del banking, la scomposizione del banking. Da una fase iniziale di distruzione che il digitale sta portando, in realtà porterà a un nuovo modalità del banking, il Fintech.

Disintermediazione cioè dis- (levare, togliere) l’intermediario tra il mercato e il cliente. L’intermediario digitale usa un nuovo approccio per raggiungere il mercato. Si fa talmente piccolo, che diventa invisibile ai clienti, quasi da coincidere con il mercato stesso. Disintermediazione è da un lato dematerializzazione dei rapporti, e dall’altro una intermediazione in termini di dati di connessione tra mercato e cliente.

Un digital system è digital ecosystem è quando il tutto converge verso l’unità, e sarà riconoscibile quando sarà in funzione.

Disintermediazione implica fiducia ma anche consapevolezza.

Il blockchain è un registro digitale. Diversamente dai registri cartacei é decentralizzato , consente di fare contratti a distanza senza intermediari. Il blockchain è utile per verificare e controllare. Ma non è una istituzione che può sanzionare e tantomeno un sistema etico morale , l’elemento che genera il collante dei vati utenti è la fiducia. Ad esempio, in una orchestra musicale, il blockchain può essere visto come colui che controlla la presenza dei componenti dell’orchestra, ma è il direttore d’orchestra che guida i musicanti.

La blockchain, catena di blocchi, è un registro digitale, che garantisce la tracciabilità trasparenza e sicurezza  . Ogni unità del registro, il blocco, è collegata alle altre in modo univoco e immodificabile, a meno del consenso di tutti. Ciò rende inutile una parte terza, un intermediario che faccia da garante delle transazioni. Ad oggi l’utilizzo è sopratutto in campo finanziario, con le criptovalute .

EmotionAdvisor: all’aumentare della fiducia verso gli algoritmi, ci affideremo sempre di più a loro, e  sceglieranno e compreranno prodotti finanziari al  nostro posto; come quando ci affidiamo a Google Map nella scelta della miglior percorso.

 

 

 

 

Imprese

Le imprese tradizionali per essere devono avere;
Le imprese digitali per essere non devono avere.
Amazon è il più grande negozio senza avere un negozio.
Uber è la più grande società di taxi, senza avere un auto.
Facebook è il più grande possessore di informazioni senza produrre nessuna informazione.

La visione genera valore se si passa all’azione.

Start-up o start-down ? Sempre forti nelle promesse, spesso deboli nei comportamenti.

Colui che lavora è il solo degno di mangiare. Allorchè un uomo si avvale del lavoro di un altro uomo, il primo deve nutrire il secondo. A chi molto è stato dato ( imprenditore) molto sarà richiesto; nessun domestico (lavoratore) può servire due padroni. Gesù secondo Tolstoj.

Chi parla di crescita è chi ha fiducia nel futuro. Il credito finanziario non è altro che la manifestazione in economia di questa fiducia. Se c’è crescita economica, si può pensare all’economia come un gioco a somma maggiore di zero.

Ma come è possibile pensare a una crescita economica continua, visto che i 2 elementi necessari, cioè materie prime e energia, sono finti? Perché l’uomo ha a disposizione una terza risorsa: la conoscenza. Finché la conoscenza cresce, anche la crescita economica può aumentare, anzi, contribuisce pure a aumentare le materie prime e l’energia.

Da quando è iniziata la crescita economica? Quando si è fatta la scoperta più importante, quella della ignoranza. Per millenni le religioni, la tenevano ben nascosta. Ma grazie alla rivoluzione scientifica iniziata con Copernico, Galileo, Spinoza e tanti altri, scomunicati e condannati, ebbe inizio. Grazie.

Gli uomini sono di gran lunga più bravi a inventare strumenti che ha usarli in modo saggio. Ecco perché sono sempre la innovazioni nella distribuzione, più o meno giusta, che guidano il mondo e non quelle nella produzione.

Nietzsche. Gli innovatori in tutti i campi, se non sono veramente pazzi, non resta che diventarlo o farsi passare per pazzi. Datemi la pazzia voi celesti! La pazzia affinché io creda infine in me stesso.

Platone: dalla pazzia degli innovatori sono venuti alla Grecia i più grandi beni.

L’insegnate insegna ciò che si sa, l’innovatore fa ciò che non si sa

La vita di una impresa si può capire solo all’indietro, ma si imprende in avanti

Tutti si compiacciono adulandosi di aver avuto una idea o intuizione, che poi qualcun altro l’ha realizzata.

 

 

 

Definizioni

 

I gradi della conoscenza:
Ignoranza: non sa, e non sapendo non si pone domande.
Insipienza: si è consapevoli di non sapere; si sa che c’è, ma non dove, come, chi, cosa …
Incertezza: si conosce, ma non se sa sarà sufficiente, se giusto, se avrà bisogno di altro

Il potere è chi controlla il fare le domande, e cosi può dare le risposte, che preferisce. Il potere è chi controlla le domande e quindi le risposte. Chi controlla solo le risposte non ha potere.

Nomofobia, fobia da no-mobile, è la sindrome da disconnessione.

Con il digitale l’uomo è antropotecnico , cioè definito, influenzato, determinato, dalla tecnologia.

 

 

Citazioni

Avere idee è facile; è la loro attuazione che è difficile. (Jeff Bezos, Amazon)

Nel fare .. il pensiero è quel cono di luce che produce la visione, la “sicht”. (Heiddeger)

Meglio fare e pentere che starsi e pentersi. (Macchiavelli)

 

723 views

Leave a reply

Rispondi

cool good eh love2 cute confused notgood numb disgusting fail